RONDINELLO

Massimiliano Calisti nasce a Roma il 15 luglio 1991. Essendo rimasto catturato fin da piccolo dalle arti visive e dall’entertainment americano, si appassiona, in particolare, al cinema, ai comics, alla musica Hip-Hop e ai toys; questo lo porta ad approfondire, in prima persona, questi settori apparentemente così distanti tra loro.

Dopo un percorso artistico legato al Rap, decide di intraprendere una nuova strada nel mondo del tatuaggio, iniziando il suo apprendistato presso il “Roma Tattoo Museum”, dove impara a 360° tutte le varie sfumature tecniche, culturali e storiche di questo ambiente.

All’interno del “RTM” ha la grossa fortuna di potersi confrontare con delle leggende tra cui Lyle Tuttle, Dana Brunson e Gippi Rondinella, dal quale eredita affettuosamente il nome, facendosi conoscere artisticamente come Rondinello.

A seguito di questa esperienza decide di intraprendere nuove strade, specializzandosi non solo sul lato creativo, bensì anche su quello tecnico di molti aspetti come il videomaking, il marketing, la fotografia, la pittura e la scultura.

Grazie all’insieme di tutte queste discipline crea “Tattoo Toy”, primo brand al mondo a riportare in chiave scultorea tutto l’immaginario del tatuaggio mondiale.

A capo di tutti questi progetti fanno voce i “Bent Back Studios”, casa di produzione e direzione creativa che amplia il proprio target anche al mondo musicale, dell’intrattenimento e dei social network.

Attualmente lavora tra Roma e Milano come tatuatore e direttore creativo.

OPERA ESPOSTA

La rosa della terra di nessuno

L’opera è un tributo a Don Ed Hardy: punto di riferimento del tatuaggio mondiale e uno dei modelli ispiratori che più hanno influenzato il percorso dell’artista.

L’immaginario di questa rappresentazione deriva da una canzone degli anni 20 di Jack Caddigan: “The rose of no man’s land”. Il brano racconta ed esalta la missione delle crocerossine che si presero cura dei militari durante la prima guerra mondiale, diventate così simbolo di speranza.

Il loro messaggio è rimasto attuale. 

Ancora oggi, dopo un secolo, abbiamo bisogno di quella “Speranza”.